IL VESTITO DEL CACCIATORE
Il vestito del caciatore deve essere semplice e comodo, non pesante nè impacciante i liberi movimenti delle membra. Preferibile è ancora il nostro vecchio e classico abito alla cacciatora, di stoffa di filo per l'estate, di fustagno e di velluto di cotone per l'autunno e per l'inverno fornito di poche tasche esterne. In generale nella giacca bastano due tasche laterali, ampie e profonde fino all'orloinferiore di essa e chiuse da alette con bottone. Due tasche sul petto in avanti delle ascelle, più strette delle precedenti, ma profonde anch'esse provviste di alette con bottone; grande tasca formante il carniere, in corrispondenza deli reni accessibile da due aperture longitudinali. Internamente tasche a piacere.
Tratto da I consigli del vecchio cacciatore, Milano, Il cacciatore italiano, via Bagutta 6
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giovedì 8 luglio 2010
lunedì 28 giugno 2010
FRANCIA: CHI OSTACOLA LA CACCIA COMMETTE UN REATO
È di questi giorni la notizia che la Francia ha introdotto nel suo ordinamento il reato di ostruzionismo alla caccia, mirato a colpire chiunque in modo deliberato e organizzato cerchi di impedire il regolare svolgimento dell’azione di caccia.“Siamo o non siamo in Europa - ha commentato in proposito il Vicepresidente nazionale FIdC Lorenzo Carnacina - Il Ministro dell’ambiente francese difende la caccia con una apposita legge che penalizza chi cerca di ostacolarla in quanto attività legittima e consentita espressamente dalla legge.
tratto da http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/francia-chi-ostacola-la-caccia-commette-un-reato-5522/
lunedì 14 giugno 2010
DE ARTE VENADI CUM AVIBUS

Scritto da Federico II di Svevia tra il 1240-1250 in lingua latina è un manuale per l’allevamento dei rapaci nel quale tratta di nutrizione, medicina ed addomesticamento degli stessi. Nel Medioevo la caccia con i falchi era una dichiarazione di appartenenza ad un alto rango delle classi sociali. Il trattato è però un opera incompiuta a causa della prematura morte di Federico. Nello scritto il sovrano eleva l’arte venandi cum avibus a filosofia di vita. Infatti quando il giovane divenne re fu addestrato, come costume, ad ogni tipo di caccia compresa la falconeria, trovando numerose lacune nei testi della sua gioventù volle porvi rimedio scrivendo di suo pugno un trattato. La considerò la più alta espressione della caccia e ne subì il fascino per tutta la vita tanto da spendere ingenti capitali per i suoi animali quanto per i falconieri che lo seguivano ovunque andasse ed anche per la costruzione delle sue residenze e riserve di caccia personali. Cioè luoghi in cui poter compiere le esibizioni di grandi cacciate per compiacere la sua posizione da una parte e dall’altra esprimere il suo potere.
domenica 16 maggio 2010
CACCIA ALLA PERNICE
La pernice salendo se ne va:
tira sotto, ed al segno il colpo andrà.
tira sotto, ed al segno il colpo andrà.
venerdì 14 maggio 2010
PATRONA TOSCANA
Il 15 Maggio si celebra la Festa della Madonna di Montenero, patrona della Toscana con un pellegrinaggio al Santuario, posto nelle colline livornesi. La storia narra che il 15 Maggio 1345, giorno di Pentecoste, un pastore storpio trovò l’immagine miracolosa ad Ardenza ( dove oggi sorge la Cappella dell’Apparizione) e la portò a Montenero, sul promontorio. E’ certo che attorno al 1340 gli abitanti di Livorno avevano un culto autonomo di immagini sacre osteggiato dalle autorità. Davanti a queste ostilità alcune immagini possono essere state nascoste ad esempio lungo il torrente Ardenzio, il pastore allora la portò sul monte presso qualche eremita. La fama dell’immagine miracolosa ebbe rapida diffusione e si costruì prima un tabernacolo, poi una chiesa ed infine un monastero. L’immagine, attribuita ad un pittore greco, è ancora all’interno del Santuario i cui custodi sono dal 1790 i monaci Vallombrosiani. Il 15 maggio 1947, Papa Pio XII la proclamò UNIVERSAE TUSCIAE PATRONA.
venerdì 7 maggio 2010
LA PERNICE E LA CACCIA
Secondo i racconti di Plinio la pernice è un animale pronto al sacrificio, infatti quando sente avvicinarsi al nido il cacciatore, la fammina che ha deposto le uova corre ai suoi piedi fingendo di essere appesantita ma quando sta per essere presa incomincia a correre o compie un piccolo volo e nuovamente parte alla fuga. Per condurre lontano dal nido l'intruso. Quindi attenti a non farvi ingannare dalla vispa pernice!
Elisa Mazzei
Elisa Mazzei
IL MAGGIO DELLA QUAGLIA
La prima domenica di Maggio si festeggia a Siracusa la festa Re Quagghie con la statua di Santa Lucia esposta in processione ai fedeli dal Duomo alla Badia di Santa Lucia e prima di raggiungere
il nuovo rifugio vengono liberate le quagghie. La grande festività siracusana nasce da un evento del 1646 quando la città venne colpita da una carestia eccezionale e si temeva la sopravvivenza della stessa. Non sapendo che fare l’immagine della Santa venne esposta alle pubbliche preghiere. Si racconta che una grandissima copia di quaglie venne a cadere sulla marina e nelle vie di Siracusa. Cadevano stanche per il lungo viaggio che i siracusani non avevano mani a sufficienza per raccoglierle. Ci sembra doveroso ricordare in quest’occasione che un’isola vicinissima alla costa apparteneva per tradizione a Siracusa ed è Ortigia ( da ortix, quaglia) il cui tempio più antico era dedicato ad Artemide considerata tra le altre cose colei che tutelava la luce dagli occhi.
Elisa Mazzei
Così come narra Giuseppe Pitrè in Feste patronali in Sicilia, edizione anastatica, Firenze 1979
il nuovo rifugio vengono liberate le quagghie. La grande festività siracusana nasce da un evento del 1646 quando la città venne colpita da una carestia eccezionale e si temeva la sopravvivenza della stessa. Non sapendo che fare l’immagine della Santa venne esposta alle pubbliche preghiere. Si racconta che una grandissima copia di quaglie venne a cadere sulla marina e nelle vie di Siracusa. Cadevano stanche per il lungo viaggio che i siracusani non avevano mani a sufficienza per raccoglierle. Ci sembra doveroso ricordare in quest’occasione che un’isola vicinissima alla costa apparteneva per tradizione a Siracusa ed è Ortigia ( da ortix, quaglia) il cui tempio più antico era dedicato ad Artemide considerata tra le altre cose colei che tutelava la luce dagli occhi.
Elisa Mazzei
Così come narra Giuseppe Pitrè in Feste patronali in Sicilia, edizione anastatica, Firenze 1979
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